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È sempre più crescente l’interesse del mondo dell’agricoltura nei confronti dei Biostimolanti, inizialmente considerati sostanze che promuovono la crescita delle piante senza rientrare nelle categorie dei nutrienti, ammendanti o pesticidi.

La storia dei biostimolanti riporta a due personaggi: Zhang e Schmidt della Virginia Polytechnic Istitute and State University. Furono loro a proporre per la prima volta nel 1997 il termine “biostimolante”, indicando tutte quelle sostanze che, applicate in piccole quantità, erano in grado di promuovere la crescita delle piante.
Si trattava, allora, di acidi umici ed estratti di alghe.
Soprattutto nell’ultimo decennio ci sono state diverse definizioni dei biostimolanti, con l’avvicendarsi di decreti legge, fino ad arrivare al 2013, con la definizione elaborata dall’European Biostimulant Industry Council, che ha stabilito che sono biostimolanti “le sostanze e/o microrganismi che applicati alla pianta o alla rizosfera stimolano i processi naturali che migliorano l’efficienza d’assorbimento e d’assimilazione dei nutrienti, la tolleranza a stress abiotici e la qualità del prodotto. I biostimolanti non hanno effetti diretti su parassiti e patogeni e quindi non rientrano nella categoria dei pesticidi”.

Le caratteristiche dei biostimolanti

Rientrano nella categoria dei biostimolanti diversissimi tipi di materiali e sostanze, tutte con caratteristiche comuni, quali:

  • Molteplicità di modi d’azione;
  • Capacità di aumentare l’efficienza dei nutrienti;
  • Aumento della risposta agli stress della pianta;
  • Effetti fisici, chimici, biochimici, fisiologici e sull’attività ormonale;
  • Capacità di miglioramento dell’assorbimento di nutrienti, riducendo la quantità di fertilizzante utilizzato;
  • Aumento della produzione e della qualità dei prodotti agricoli.

Come si usano.

Che i biostimolanti abbiano effetti positivi sulle colture è stato ormai dimostrato da diversi studi e questo ha reso i biostimolanti un prodotto ampiamente utilizzato. Importante e doveroso, però, è ribadire che queste sostanze non possono andarsi a sostituire a una corretta nutrizione e gestione idrico-minerale della coltura.

L’utilizzo corretto dei biostimolanti parte cioè dalla consapevolezza che si deve considerarli un prodotto di complemento ai nutrienti, nonché un aiuto in agricoltura, soprattutto in presenza di situazioni problematiche che possono insorgere anche con una gestione ottimale della coltura.

Le alghe.

Tra le prime e le più conosciute sostanze biostimolanti ci sono gli estratti di alghe, da sempre usati come ammendanti per migliorare la fertilità del suolo.
A seconda del tipo di alga utilizzato, del periodo di raccolta e del processo di estrazione, si hanno caratteristiche chimiche diverse dell’estratto e delle proprietà biostimolanti.

Il loro utilizzo aiuta a migliorare la velocità di germinazione, la crescita della pianta, l’allegagione, la produzione, la qualità del prodotto e la sua capacità di resistere ai diversi stress ambientali, quali la siccità, le temperature estreme e la salinità del terreno.

Le sostanze umiche.

Sono altre sostanze biostimolanti derivanti da macromolecole organiche complesse provenienti dalla decomposizione della sostanza organica e dall’attività dei microrganismi.

Queste sostanze hanno il vantaggio sulla pianta di stimolare la rizogenesi e l’assorbimento dell’azoto nitrico, con un conseguente aumento dell’assorbimento e dell’assimilazione dell’azoto inorganico della coltura.

Gli idrolizzati proteici.

Completano l’elenco delle sostanze biostimolanti gli idrolizzati proteici, che contengono una miscela di aminoacidi e peptidi solubili, ottenuti per idrolisi chimica, o enzimatica, da fonti di origine animale o vegetale.

Queste sostanze biostimolanti migliorano l’assorbimento e l’assimilazione dei nutrienti, rendono la pianta più capace di difendersi e tollerare meglio gli stress ambientali, con una conseguente maggiore qualità del prodotto finale.

Potenzialità e dosi dei biostimolanti.

Aumentando l’assorbimento e l’assimilazione dei nutrienti, nonché la resistenza agli stress ambientali e la qualità delle produzioni, i biostimolanti rappresentano una grande opportunità per l’agricoltura moderna e per la sostenibilità della stessa.

L’efficienza agricola, però, dipenderà da diversi fattori:

  1. giusto dosaggio dei biostimolanti a seconda del tipo di coltura;
    modalità di applicazione in base alle condizioni ambientali e allo stadio tecnologico;
  2. utilizzo dei biostimolanti come supporto ad un’agricoltura gestita al meglio dal punto di vista idrico e minerale.
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